とする (to suru): significato e uso per formulare ipotesi Grammatica e formazione di とする: forma non-passata e forma in た, volitiva, particelle は・が・を e differenze tra としたら・とすれば・とすると
Categoria: Dissezioni grammaticali
Che cosa significa とする (to suru) in giapponese e qual è la differenza nell’uso di としたら・とすれば・とすると?
Nel valore esaminato in questo articolo, とする significa “porre o assumere un contenuto come premessa”.
としたら (to shitara)・とすれば (to sureba)・とすると (to suru to), sono congiunzioni che trasformano questa operazione in una condizione e possono tutte essere rese con “se supponiamo che…”.
Le differenze sono tendenze, non regole assolute:
- とすると mette più facilmente in primo piano la conclusione ricavata dall’ipotesi;
- とすれば la premessa assunta come condizione;
- としたら, più colloquiale e meno vincolato, si presta maggiormente a scenari immaginati, domande e valutazioni del parlante.
Dire che qualcosa è vero e decidere di trattarlo come vero non sono la stessa operazione.
Una frase come 彼が犯人だ presenta direttamente una persona come colpevole; 彼が犯人だとする, invece, prende l’intero contenuto “lui è il colpevole” e lo pone come base provvisoria del ragionamento: “supponiamo che sia lui il colpevole”, “assumiamo che lui sia il colpevole”, “partiamo dall’ipotesi che sia lui”.
Attenzione, non stiamo dicendo “ammettiamo che lui sia il colpevole”.
“Assumere/ipotizzare” e “ammettere/prendere per buono”, sono due concetti un po’ diversi. Nel primo caso formuliamo un’ipotesi, nel secondo caso vogliamo trasmettere una idea un po’ più forte, orientata verso il nostro pensiero o verso la decisione che quella persona sia colpevole.
Il primo caso è esattamente quello in cui entra in gioco l’operatore とする ed è precisamente in ciò che risiede il suo nucleo.
Nel valore che esamineremo, la costruzione non serve innanzitutto a certificare che quanto precede corrisponda alla realtà, ma a stabilire che quel contenuto verrà trattato come valido entro un determinato quadro.
La proposizione può essere plausibile, dubbia, puramente immaginaria o persino già nota: ciò che conta non è il suo grado di verità, bensì l’atto con cui il parlante la assume come premessa, criterio o punto di partenza.
Le traduzioni abituali — “supporre”, “ipotizzare”, “considerare”, “porre che” — descrivono correttamente il risultato di questa operazione, ma rischiano di nasconderne il funzionamento interno.
とする non è un blocco grammaticale indivisibile. と presenta un contenuto, mentre する compie l’operazione di adottarlo, fissarlo o riconoscerlo come tale.
È questa stessa logica a collegare impieghi apparentemente diversi come formulare un’ipotesi, stabilire una regola, prendere una decisione, assegnare una funzione o considerare qualcosa sotto una determinata qualifica.
Anche とすると・とすれば・としたら, che altro non sono che le “forme congiuntive di collegamento” di とする (ossia le versioni di とする che legano due frasi), diventano molto più trasparenti una volta ricostruita questa struttura.
Non sono tre espressioni arbitrarie che significano tutte, più o meno, “se”: sono il risultato dell’applicazione di と・ば・たら al verbo する.
Prima viene posto un contenuto come premessa attraverso ~とする; successivamente, questa stessa operazione viene trasformata in una condizione. Il significato complessivo non è quindi soltanto “se P”, ma, più precisamente, “se assumiamo P come premessa” o “una volta posto P come base del ragionamento”.
Le tre forme condividono questo meccanismo fondamentale, ma non sono completamente intercambiabili. とすると・とすれば・としたら conservano infatti le diverse prospettive proprie di と・ば・たら: possono cambiare il modo in cui l’ipotesi viene presentata, il rapporto che si stabilisce fra la premessa e la conseguenza e il grado di partecipazione soggettiva del parlante.
La differenza non risiede dunque nell’idea generale di “supporre”, comune a tutte, ma nel modo in cui ciascuna costruzione invita l’interlocutore a entrare nello scenario ipotizzato e a svilupparne le conseguenze.
Inoltre, capire il significato profondo di とする è la chiave o comunque un buon punto di inizio per cogliere appieno il significato di forme più complesse quali として, としては o としても.
Queste originano infatti, proprio da とする e limitarsi a impararle a memoria, senza capire cosa c’è dietro ad esse, può essere limitativo e creare davvero dei limiti alla comprensione di un discorso o di un testo.
としても ad esempio è una concessiva, il cui significato e la differenza con altre concessive, in particolare con にしても o la più semplice ても sfuggono, se non è chiaro cosa significa davvero.
としては spesso non risulta molto intuitiva ad uno studente e quando messa a confronto con la forma ad essa più vicina にしては, può dare non pochi pensieri, se non si è in grado di ricondurla a quello che è il suo nucleo di partenza.
È vero, questi usi non rimangono tutti ugualmente trasparenti nel giapponese contemporaneo e si sono grammaticalizzati assumendo in parte significati che si discostano dal loro nucleo originario, ma non sono nemmeno espressioni prive di rapporti reciproci e capire in profondità da dove principiano vuol dire costruire una solida base, propedeutica alla loro comprensione vera, evitando così di doverle imparare a memoria.
In questo articolo partiremo quindi dall’anatomia di とする, per osservare come una proposizione venga trasformata in una premessa e come, attraverso le diverse forme condizionali di する, nascano とすると・とすれば・としたら.
Soltanto dopo aver ricostruito questa operazione comune potremo comprendere che cosa distingua realmente le tre forme e perché il giapponese scelga l’una anziché l’altra.
とする (to suru): significato e uso nella grammatica giapponese
Il tratto fondamentale di とする non è l’irrealtà dell’ipotesi, ma il cambio di ruolo imposto al contenuto che lo precede.
Una proposizione normalmente descrive una situazione e la presenta come vera: aggiungendo とする, quella stessa proposizione smette di costituire l’affermazione principale e diventa l’oggetto di un’operazione mentale o discorsiva. Il parlante non si limita più a parlare di qualcosa, ma stabilisce come una certa descrizione di quel qualcosa dovrà essere trattata all’interno del ragionamento.
ここでは、彼がその事実を知らなかったとする。
Poniamo qui che egli non fosse a conoscenza di quel fatto.
Il contenuto 彼がその事実を知らなかった, “egli non era a conoscenza di quel fatto”, non viene affermato direttamente. Viene delimitato da と e assunto attraverso する come scenario valido ai fini di ciò che si intende esaminare.
La frase non informa quindi l’interlocutore che l’uomo ignorasse realmente il fatto, e non suggerisce necessariamente che questa eventualità sia probabile: gli chiede di accettarla temporaneamente come base comune. La traduzione “supponiamo che…” è naturale e va bene, ma la formulazione più precisa sarebbe “trattiamo come valido, nel quadro attuale, il contenuto secondo cui…”.
La struttura contiene così due livelli distinti. All’interno della proposizione, 彼 è il soggetto di 知らなかった; non è però la persona che formula l’ipotesi. L’autore dell’operazione espressa da する è normalmente il parlante oppure chi scrive, che rimane implicito. La costruzione può essere ricomposta come segue:
[彼がその事実を知らなかった] + と +(話し手が)する
In questo impiego, と non introduce necessariamente le parole pronunciate da qualcuno. La sua funzione più generale è racchiudere e presentare un contenuto informativo come un’unità riconoscibile; する, a sua volta, non conserva il significato concreto di “fare”, ma funziona come verbo formale attraverso il quale il parlante riconosce, adotta o istituisce quel contenuto.
È per questo che とする non equivale a una semplice espressione di dubbio: non misura quanto il parlante creda vera una proposizione, ma determina il ruolo che essa deve svolgere nel discorso.
Il contenuto posto attraverso とする può infatti essere incerto, plausibile, contrario alla realtà, riferito al presente, al futuro o al passato. Può persino essere già noto e venire deliberatamente ripreso come premessa da cui ricominciare il ragionamento. Ciò che viene momentaneamente sospeso non è necessariamente la convinzione del parlante, ma l’asserzione diretta di quel contenuto come fatto del mondo reale.
La proposizione acquista invece una validità locale: non viene necessariamente accettata come realtà, ma deve essere considerata vera all’interno dello scenario appena costruito.
Questo meccanismo permette di comprendere perché とする possa assumere traduzioni diverse senza perdere il proprio nucleo semantico:
仮に彼が犯人だとする。
Poniamo, per ipotesi, che sia lui il colpevole.
会議は中止とする。
Si stabilisce che la riunione è annullata.
この値をゼロとする。
Si assume questo valore come zero.
Nel primo caso viene istituita una premessa ipotetica; nel secondo viene resa valida una decisione; nel terzo viene fissata una definizione operativa. “Ipotizzare”, “stabilire”, “decidere”, “definire” e “considerare come” non costituiscono pertanto significati completamente indipendenti. In ogni caso, とする compie la medesima operazione fondamentale: prende un contenuto, un’identità o una relazione e gli attribuisce validità entro un determinato quadro.
A cambiare è la natura di ciò che viene posto e lo scopo pragmatico per cui lo si fa.
Questa funzione spiega anche il carattere prevalentemente formale e argomentativo della costruzione. とする ricorre con particolare naturalezza nelle dimostrazioni, nelle spiegazioni teoriche, nei problemi, nelle definizioni, nei regolamenti e nei testi in cui occorre stabilire esplicitamente le condizioni del ragionamento.
La sua relativa rigidità non dipende soltanto dal registro: riflette una prospettiva nella quale l’ipotesi viene presentata come un’operazione controllata e condivisibile, separata dalle impressioni personali del parlante.
Il significato generale di とする può dunque essere riassunto non semplicemente come “supporre”, ma come porre un contenuto e conferirgli validità operativa. La costruzione non dice innanzitutto che cosa sia vero: stabilisce che cosa dovrà essere trattato come vero, deciso, definito o riconosciuto nel quadro discorsivo che il parlante sta costruendo.
とすると・とすれば・としたら: significato, formazione e differenze
とすると (to suru to)、とすれば (to sureba) e としたら (to shitara), come detto, sono le versioni “congiunzione” di とする. Più precisamente, sono le sue tre forme condizionali impiegate con valore di congiunzione: l’atto di porre una premessa non conclude più il periodo, ma apre una proposizione subordinata e la collega al giudizio, alla domanda o alla conseguenza che ne deriva.
Se indichiamo con P = il contenuto assunto come premessa e con Q = il giudizio, la domanda o la conseguenza che segue, la loro struttura interna può essere ricostruita in questo modo:
[P とする] + と → P とすると
[P とする] + ば → P とすれば
[P とする] + たら → P としたら
Nella prima forma sono presenti due と con funzioni differenti. Il primo è il と che delimita il contenuto assunto come premessa; il secondo è il と condizionale aggiunto al verbo する. P とすると significa quindi, letteralmente, “se si compie l’operazione di assumere P”.
In とすれば, invece, する assume la forma condizionale in ば, すれば.
In としたら assume la forma in たら, したら. Il た di したら non colloca necessariamente l’ipotesi nel passato: appartiene alla formazione del condizionale たら. Il momento a cui si riferisce il contenuto ipotizzato è determinato dalla proposizione che precede と.
Le tre costruzioni non aggiungono pertanto una condizione direttamente alla premessa. Prima trasformano la prima frase in una premessa mediante とする e successivamente mettono sotto condizione l’atto stesso di assumerla. La struttura logica non è semplicemente “se accade P, allora accade Q”, ma “se, ai fini del ragionamento, consideriamo valido P, che cosa possiamo affermare a partire da esso?”.
来年、日本に留学するとしたら、今から何を準備すべきだろう。
Se ipotizziamo di andare a studiare in Giappone l’anno prossimo, che cosa dovremmo cominciare a preparare fin da ora?
La preparazione espressa nella seconda parte deve avvenire prima dell’eventuale soggiorno in Giappone. Ciò dimostra che la premessa e il giudizio/domanda che segue non sono necessariamente ordinati secondo la successione temporale “prima P, poi Q”. La condizione rilevante è l’assunzione compiuta nel presente: posto ora come valido il futuro soggiorno in Giappone, si valuta ora che cosa occorra fare in anticipo.
Lo stesso meccanismo consente di assumere come premessa un contenuto riferito al passato e di ricavarne una conclusione valida nel presente:
彼がその事実を知らなかったとすれば、あの反応にも説明がつく。
Se assumiamo che non conoscesse quel fatto, anche quella reazione diventa spiegabile.
Il contenuto che precede queste forme compare normalmente nella forma piana. Con i nomi e gli aggettivi in な, al presente affermativo, rimane la copula だ o, in un registro più formale, である: 学生だとすると, “se assumiamo che sia uno studente”; 静かだとすれば, “se supponiamo che sia tranquillo”.
Sono possibili anche contenuti negativi e passati, come 来ないとしたら, “se supponiamo che non venga”, 学生だったとすれば, “se assumiamo che fosse uno studente”, o 知らなかったとすると, “se supponiamo che non lo sapesse”. La proposizione può inoltre presentarsi nella forma esplicativa のだ, come in 彼が来ないのだとしたら, “se è davvero il caso che egli non venga”.
La premessa non deve necessariamente trovarsi nella stessa frase. とすると・とすれば・としたら possono riprendere anaforicamente un’intera affermazione precedente e funzionare come vere congiunzioni testuali, con il significato di “se è così”, “in tal caso”, “partendo da ciò”:
彼はすでに辞退したらしい。とすれば、次の候補は田中さんだ。
A quanto pare ha già rinunciato. Se è così, il candidato successivo è Tanaka.
In questo esempio la premessa non è una situazione puramente immaginaria. Il parlante ha ricevuto un’informazione e, senza necessariamente garantirne in prima persona la verità, la assume come base di un’inferenza. Le tre forme possono infatti introdurre non soltanto un’ipotesi incerta o contraria alla realtà, ma anche un fatto già accertato o ritenuto attendibile che viene riformulato come condizione argomentativa.
La loro funzione non consiste nello stabilire quanto P sia probabile, bensì nel sospenderne temporaneamente l’asserzione diretta e nel dichiarare: “ragioniamo a partire da questa premessa”.
Questa mediazione distingue le tre costruzioni dai condizionali semplici:
雨が降ったら、試合を中止します。
Se piove, annulleremo la partita.
雨が降るとしたら、夕方以降だろう。
Ammesso che piova, sarà probabilmente dal tardo pomeriggio in poi.
Nel primo esempio たら collega direttamente l’eventuale pioggia alla decisione di annullare la partita. Nel secondo, invece, la pioggia viene prima trasformata in un’ipotesi sulla quale ragionare; la frase non stabilisce che cosa si farà qualora piova, ma cerca di determinare quando la pioggia potrebbe verificarsi accettandone provvisoriamente la possibilità.
Le tre forme condividono questo stesso meccanismo e, in numerosi contesti, possono sostituirsi senza modificare sostanzialmente le condizioni di verità della frase. Le differenze riguardano soprattutto il modo in cui il parlante presenta il passaggio dalla premessa alla conclusione.
Non costituiscono tre gradini rigidi di una scala di probabilità e non è corretto sostenere, in termini assoluti, che una introduca situazioni reali e un’altra situazioni irreali. Le sfumature dipendono dalle proprietà originarie di と・ば・たら, ma risultano attenuate dalla presenza comune di とする.
とすると presenta con particolare naturalezza una deduzione che appare scaturire dalla premessa. Il と condizionale tende normalmente a rappresentare una relazione stabile o consequenziale; applicato a とする, trasferisce questa forza dal rapporto fra due avvenimenti al rapporto fra un’ipotesi e ciò che se ne può logicamente ricavare.
Una volta posta la premessa, ciò che segue viene presentato come la conclusione, il problema o la domanda che ne segue.
この仮説が正しいとすると、従来の説明は成立しない。
Se assumiamo corretta questa ipotesi, la spiegazione tradizionale non regge.
彼が犯人ではないとすると、誰がこの鍵を持っていたのだろう。
Se supponiamo che non sia lui il colpevole, chi poteva avere questa chiave?
Per questo motivo とすると ricorre facilmente nei calcoli, nelle dimostrazioni, nelle indagini e nei ragionamenti nei quali una premessa viene fatta avanzare verso le sue implicazioni.
L’impressione di maggiore oggettività non deriva dal fatto che P sia necessariamente più probabile, ma dal modo relativamente impersonale in cui Q viene presentato come risultato dell’operazione logica. Anche un’ipotesi altamente irreale può essere introdotta da とすると:
仮に時間を逆に進められるとすると、因果関係をどう説明すべきだろう。
Se, per ipotesi, fosse possibile far scorrere il tempo al contrario, come dovremmo spiegare il rapporto fra causa ed effetto?
とすれば conserva maggiormente il valore selettivo e condizionale di ば. Porta in primo piano l’accettazione di P come base necessaria del ragionamento: “se prendiamo proprio questa come premessa”, “se ci collochiamo in questa ipotesi”.
Rispetto a とすると, può lasciare più percepibile la distanza fra il parlante e il contenuto assunto e si presta particolarmente a valutazioni, conclusioni argomentative e contrapposizioni fra possibilità. È frequente nella lingua scritta e nel discorso formale, sebbene non sia limitato a questi registri.
その証言が正しいとすれば、事件は午前零時より前に起きたことになる。
Se accettiamo come corretta quella testimonianza, ne consegue che il fatto avvenne prima di mezzanotte.
Una configurazione caratteristica è あるとすれば、それは…, mediante la quale il parlante esamina un insieme di possibilità e identifica quella che potrebbe soddisfare la condizione:
この計画に欠点があるとすれば、費用が高すぎることだ。
Se questo piano ha un punto debole, è il costo eccessivo.
La frase non afferma direttamente che il piano abbia un difetto. Il parlante concede provvisoriamente quella possibilità e, all’interno di essa, individua nel costo l’unico candidato pertinente. Questa funzione selettiva rende とすれば particolarmente adatto a formulazioni come “se vi è una causa, dev’essere questa”, “se qualcuno può farlo, è lui” o “se esiste una differenza, consiste in questo”.
としたら costruisce invece più facilmente uno scenario concreto nel quale il parlante invita sé stesso o l’interlocutore a entrare mentalmente. Eredita da たら la naturalezza nelle condizioni specifiche e circoscritte e, fra le tre forme, è quella più comune nella conversazione e più compatibile con domande, desideri, preferenze e valutazioni personali.
もし一つだけ願いがかなうとしたら、何を願う?
Se potessi vedere esaudito un solo desiderio, che cosa chiederesti?
一つだけ選べるとしたら、私はこの案を選びたい。
Se potessi sceglierne soltanto una, sceglierei questa proposta.
La sua capacità di far immaginare una situazione la rende particolarmente naturale anche nelle ipotesi contrarie ai fatti:
あのとき別の道を選んでいたとしたら、人生はどう変わっていただろう。
Se allora avessi scelto un’altra strada, come sarebbe cambiata la mia vita?
Ciò non significa che としたら esprima necessariamente un’ipotesi irreale. Può riferirsi anche a una possibilità concreta o riprendere un’informazione appena ricevuta. L’irrealtà nasce dal contenuto e dal contesto, non dalla forma in sé. Rispetto a とすると・とすれば, la proposizione principale gode comunque di una libertà maggiore; restano però meno naturali gli ordini o le decisioni immediate.
Se il parlante vuole semplicemente impartire un’istruzione o dichiarare che cosa farà al verificarsi di un evento, il normale たら o なら è spesso più appropriato. としたら mantiene infatti l’idea di uno scenario sottoposto a riflessione, non di una condizione pratica già inserita in un programma d’azione.
La diversa prospettiva delle tre costruzioni emerge anche quando la premessa e la conclusione rimangono identiche:
この情報が正しいとすると、出発は明日の朝になる。
Posta come corretta questa informazione, ne consegue che la partenza sarà domani mattina.
この情報が正しいとすれば、出発は明日の朝になる。
Se accettiamo come corretta questa informazione, la partenza sarà domani mattina.
この情報が正しいとしたら、出発は明日の朝になる。
Se questa informazione fosse davvero corretta, la partenza sarebbe domani mattina.
Le tre frasi possono descrivere la stessa relazione. とすると mette più facilmente in primo piano la conclusione ottenuta dalla premessa; とすれば rende più visibile la scelta condizionata di accettare quella premessa; としたら presenta la situazione in modo più dialogico e immaginativo.
Si tratta di orientamenti pragmatici, non di confini invalicabili: il registro, il tipo di proposizione principale e lo scopo del ragionamento possono rendere naturale più di una forma.
Come criterio operativo:
- とすると è particolarmente adatto quando si vuole far avanzare una deduzione;
- とすれば quando si vuole isolare e valutare formalmente una premessa;
- としたら è preferibile quando si invita a immaginare uno scenario o a esprimere una reazione personale.
In tutti e tre i casi, tuttavia, il significato profondo rimane quello di とする: P non viene semplicemente dichiarato vero, ma riceve una validità condizionata e locale, dalla quale il discorso può proseguire verso Q.
Formazione e struttura grammaticale di とする
Per costruire correttamente una frase con とする occorre distinguere due livelli: la forma del contenuto assunto come premessa e la forma di する che lo segue. Il primo permette di specificare, per esempio, se immaginiamo un evento futuro oppure una situazione già verificatasi; il secondo permette di presentare l’assunzione direttamente, proporla con としよう o inserirla in una costruzione condizionale.
La costruzione di base: forma piana + とする
Quando l’ipotesi riguarda il contenuto di una proposizione, lo schema di riferimento è proposizione in forma piana + とする. Per forma piana si intende la forma priva delle terminazioni di cortesia です e ます: non necessariamente la sola forma del dizionario, ma anche le forme negative, quelle in ~た e quelle che descrivono uno stato o un’azione in corso.
| Predicato della proposizione | Forma non passata | Forma passata |
|---|---|---|
| Verbo | 行くとする | 行ったとする |
| Aggettivo in い | 高いとする | 高かったとする |
| Aggettivo in な | 一定だとする | 一定だったとする |
| Nome | 学生だとする | 学生だったとする |
Con nomi e aggettivi in な, la costruzione proposizionale esplicita conserva dunque la copula: 学生だとする, 一定だとする. Nello stile formale si può impiegare である: 学生であるとする, 一定であるとする. Gli aggettivi in い si collegano invece direttamente a と: 高いとする. Le rispettive forme negative danno, per esempio, 行かないとする, 高くないとする, 一定ではないとする e 学生ではないとする.
La cortesia può essere espressa nella parte finale: 彼が来るとします mantiene 来る nella proposizione e porta する alla forma cortese します. Esiste inoltre la costruzione con un elemento assunto secondo un determinato valore o una determinata qualifica, come 温度を一定とする: la sua struttura sarà chiarita nel confronto fra le particelle.
Il verbo prima di とする: non passato e forma in ~た
Parlare semplicemente di “presente” può essere fuorviante. Il giapponese impiega una forma non passata, che può riferirsi al presente o al futuro secondo il predicato e il contesto. Con un evento come il superamento di un esame, la forma non passata può presentare una realizzazione futura; con un predicato di stato, può descrivere una situazione attuale.
彼が試験に合格するとする。
彼が試験に合格したとする。
Nel primo esempio si considera il superamento dell’esame come eventualità.
Nel secondo lo si presenta come già avvenuto nello scenario preso in esame. Quest’ultima frase può riguardare un esame passato del quale non conosciamo l’esito: assumiamo provvisoriamente che sia stato superato e ragioniamo sulle conseguenze. La forma in ~た resta all’interno dell’ipotesi: non certifica che l’evento sia realmente accaduto.
La stessa forma può però comparire anche quando il riferimento temporale è futuro:
明日の試験に合格したとする。
L’esame è ancora futuro, ma viene rappresentato come superato all’interno della situazione immaginata. Ci si colloca mentalmente nello scenario successivo alla sua riuscita.
Per questo ~たとする non equivale sempre a “ipotizzare qualcosa del passato”: può anche presentare come realizzato un evento futuro. La grammatica di Niwa esemplifica proprio questo impiego con un ingresso all’università previsto per l’anno successivo, espresso mediante una forma in ~た prima di とします.
La scelta fra forma non passata e ~た riguarda quindi la collocazione temporale e la prospettiva adottata sull’evento; non costituisce, da sola, una scala della sua probabilità. Occorre inoltre distinguere il tempo interno alla premessa dalla forma finale: per ipotizzare oggi un evento passato si può dire 合格したとする, lasciando する invariato.
La forma volitiva としよう e la differenza rispetto a とする
La forma volitiva si ottiene modificando する in しよう; la corrispondente forma cortese è しましょう. Il contenuto che precede と mantiene la propria forma.
ここでは、温度は一定だとする。
ここでは、温度は一定だとしよう。
Con とする la premessa viene posta direttamente nel ragionamento.
Con としよう diventa esplicito l’invito ad adottarla: “prendiamo questa ipotesi come punto di partenza”. In una spiegazione, ciò può coinvolgere il lettore o l’ascoltatore nel procedimento. Il contenuto dell’assunzione rimane lo stesso; cambia il modo di proporlo.
Non è necessario che il verbo della proposizione diventi volitivo. Da 行くとする si ottiene 行くとしよう; da 行ったとする, 行ったとしよう. Portare invece 行く a 行こう produce 行こうとする, una costruzione diversa, che può esprimere un tentativo o l’imminenza dell’azione. La posizione della flessione è dunque decisiva.
La scelta della particella: は, が e を
Consideriamo tre esempi nel medesimo contesto: un ragionamento teorico nel quale si assume una temperatura costante. Le formulazioni possono condurre alla stessa premessa, ma organizzano diversamente l’informazione e i rapporti grammaticali.
温度は一定だとする。
Con は, la temperatura viene posta come tema: è l’elemento del quale stiamo parlando e rispetto al quale formuliamo l’assunzione.
La frase si presta, per esempio, a una spiegazione nella quale si esaminano separatamente temperatura, pressione e volume. Se il contesto oppone queste grandezze, は può anche assumere valore contrastivo: quanto alla temperatura, la consideriamo costante, mentre per altre grandezze adottiamo ipotesi differenti. Il contrasto è una possibilità contestuale, non un significato obbligatorio.
温度が一定だとする。
Con が, 温度 è esplicitamente il soggetto del predicato 一定だ.
Il contenuto assunto è riconoscibile come una proposizione completa: 温度が一定だ, “la temperatura è costante”. が identifica quindi il soggetto della situazione ipotizzata; non indica chi formula l’ipotesi. Questa formulazione permette di presentare la situazione nel suo insieme, senza introdurre separatamente “quanto alla temperatura”. Non occorre attribuire a が un’enfasi speciale in ogni occorrenza.
温度を一定だとする。
Con を, la temperatura viene presentata come oggetto della valutazione o dell’assunzione: è l’elemento al quale attribuiamo la proprietà di essere costante.
La presenza di だ mantiene esplicita la predicazione 一定だ. Questa combinazione non va esclusa soltanto perché contiene を: Ōtsuka analizza costruzioni con un oggetto in を seguito da una predicazione con だとする, mostrando la continuità fra la presentazione di un giudizio e l’attribuzione di una qualifica a un oggetto.
L’interpretazione dell’esempio sulla temperatura applica questa distinzione al contesto ipotetico.
Per esprimere l’assunzione in forma compatta si può anche scrivere:
温度を一定とする。
Qui risulta immediatamente visibile lo schema elemento を + valore o qualifica とする. Nel contesto di un modello teorico, を non implica un intervento fisico che renda costante la temperatura: individua il dato trattato in quel modo nel ragionamento. La costruzione con を è infatti attestata anche nelle assunzioni, come quando si fissa ipoteticamente un reddito o una velocità.
Infine, は non è sullo stesso piano di が e を: segnala il tema e può sostituire la marcatura di un elemento che, senza topicalizzazione, comparirebbe con l’una o con l’altra particella.
Perciò la sola presenza di は non permette sempre di ricostruire univocamente il rapporto grammaticale sottostante. Occorre leggere insieme particella, predicato e contesto.
Come si formano とすると, とすれば e としたら
Le tre varianti si costruiscono applicando una forma condizionale a する, mentre la proposizione che precede と conserva la propria struttura.
| Forma | Formazione | Esempi di collegamento |
|---|---|---|
| とすると | とする + と condizionale | 来るとすると |
| とすれば | と + forma in ~ば di する: | 来るとすれば |
| としたら | と + forma in ~たら di する: | 来るとしたら |
In とすると, i due と svolgono funzioni differenti: il primo introduce il contenuto assunto; il secondo collega condizionalmente l’assunzione al seguito della frase. In とすれば e としたら, questa funzione condizionale viene espressa rispettivamente da すれば e したら. Dal punto di vista della formazione, したら si ottiene aggiungendo ら alla forma した.
Il fatto che としたら contenga した non obbliga a collocare nel passato il contenuto dell’ipotesi. Il riferimento temporale resta affidato alla proposizione e al contesto:
明日、彼が来るとしたら、何時ごろだろう。
Qui 来る riguarda una venuta futura, mentre したら rende condizionale l’assunzione. Con 来たとしたら, invece, la venuta viene presentata come già avvenuta nello scenario considerato: le due forme occupano posizioni diverse e non si sostituiscono reciprocamente.
Le stesse regole di collegamento valgono per nomi, aggettivi e forme negative: 学生だとすれば, 一定だとすると, 高くないとしたら, 来なかったとすれば. La trasformazione riguarda dunque la parte finale とする; il contenuto precedente mantiene le informazioni necessarie a esprimere che cosa si assume, con quale riferimento temporale e in forma affermativa o negativa.
Dissezione grammaticale di とする
Per comprendere la struttura di とする conviene separare i due elementi che la compongono. La costruzione contiene infatti la particella と, che delimita ciò su cui verte il discorso, e il verbo する, che conserva le proprietà grammaticali di un verbo pur assumendo un significato molto più astratto del comune “fare”.
In questa fase non cercheremo ancora di ricavare il significato prodotto dalla loro unione. Osserveremo invece quale materiale può precedere と, quale funzione svolge la particella e che cosa apporta autonomamente する alla struttura.
La particella と per delimitare e presentare un contenuto
Il と di とする non è la particella coordinativa traducibile con “e”, né quella che indica la persona insieme alla quale si compie un’azione. È il cosiddetto と citativo o particella di citazione.
Il termine “citazione” deve però essere inteso in senso grammaticale, non soltanto come riproduzione delle parole pronunciate da qualcuno. と può introdurre una vera citazione diretta:
「明日戻る」と言った。
Ha detto: «Tornerò domani».
Ma può anche delimitare il contenuto di un pensiero, di una percezione o di un giudizio, senza che quelle parole siano mai state effettivamente pronunciate:
彼が正しいと考えた。
Ho pensato che avesse ragione.
In entrambi i casi, と traccia un confine dopo il contenuto precedente e lo collega a un predicato che dice qualcosa su quel contenuto. Ciò che precede と viene quindi trattato come un’unità riconoscibile: qualcosa che può essere detto, pensato, creduto, osservato, valutato o discusso.
La differenza emerge confrontando una proposizione indipendente con la stessa proposizione seguita da と:
価格は一定である。
Il prezzo è costante.
価格は一定であると考える。
Si ritiene che il prezzo sia costante.
Nel primo esempio, 価格は一定である costituisce l’affermazione principale del parlante. Nel secondo, la medesima proposizione non viene più presentata come un enunciato autonomo: と la delimita e la trasforma sintatticamente nel contenuto sul quale opera il verbo successivo.
Questo passaggio viene talvolta descritto come “oggettivazione” del contenuto. Non significa che と presenti l’informazione come oggettivamente vera. Significa che la pone a distanza, come un oggetto linguistico che può essere riportato o sottoposto a un’operazione mentale.
La particella, da sola, non stabilisce se il contenuto sia vero, falso, certo, possibile o puramente immaginato: tale interpretazione dipenderà dal predicato che segue e dal contesto.
È altrettanto importante non definire と come un elemento nominalizzante. La particella non trasforma propriamente la proposizione in un nome: la proposizione conserva infatti la propria struttura interna e il predicato mantiene la normale forma piana. Davanti a と rimane anche la copula だ quando il predicato è un sostantivo o un aggettivo in な:
彼は医師だと聞いた。
Ho sentito dire che è medico.
その場所は静かだと感じた。
Ho percepito quel luogo come tranquillo.
Il materiale delimitato da と non deve necessariamente essere una proposizione completa. Può essere anche un nome che indica una denominazione, una categoria, un ruolo o uno stato attribuito a qualcosa:
この数をゼロと定める。
Si stabilisce che questo numero abbia valore zero.
田中氏を代表と呼ぶ。
Si designa il signor Tanaka come rappresentante.
In questi casi, ゼロ e 代表 non riportano una frase pronunciata. Rappresentano rispettivamente il valore e il ruolo sotto i quali viene presentato l’elemento marcato da を. Ancora una volta, と delimita una rappresentazione — “zero”, “rappresentante” — e la consegna al predicato successivo senza essere esso stesso a esprimere l’atto di stabilire, chiamare o riconoscere.
Il contributo autonomo di と può dunque essere descritto attraverso tre operazioni strettamente collegate: delimita il materiale precedente, lo presenta come contenuto o qualificazione e lo collega a un predicato che opererà su di esso.
Il verbo する
Nel suo impiego lessicale più concreto, する indica lo svolgimento di un’attività:
宿題をする。
Fare i compiti.
Nel する che stiamo analizzando, invece, l’idea di un’azione concreta risulta fortemente attenuata. Non si descrive qualcuno che “fa” materialmente un oggetto o un’attività. Per questo la letteratura grammaticale tratta する, in simili costruzioni, come un verbo formale (形式動詞): un verbo il cui significato lessicale è ridotto e il cui compito è soprattutto quello di fornire alla struttura un predicato verbale.
“Formale” non significa però inutile o completamente privo di contenuto. する conserva innanzitutto tutte le proprietà morfologiche di un verbo. È infatti l’elemento che può assumere la negazione, il tempo e il registro di cortesia:
する → しない → した → します
Forma non passata → forma negativa → forma passata → forma cortese.
È quindi する a portare la flessione relativa a tempo, negazione e cortesia. La particella と rimane invariata; le modificazioni grammaticali ricadono sul verbo.
Inoltre, する mantiene una componente agentiva astratta. Anche quando non descrive un’azione fisica, presuppone normalmente una fonte che compie un’operazione: qualcuno giudica, stabilisce, assegna, adotta o presenta un determinato contenuto. Tale fonte può essere espressa:
委員会はこの案を妥当とした。
La commissione ha giudicato valida questa proposta.
Qui 委員会, “la commissione”, è il soggetto di した. Il verbo non indica un “fare” concreto, ma conserva l’idea di un’operazione imputabile a un soggetto responsabile.
Molto spesso, tuttavia, il soggetto di する rimane implicito, soprattutto nei testi scientifici, tecnici, giuridici o regolamentari:
本稿では、価格は一定であるとする。
Nel presente studio, il prezzo viene considerato costante.
All’interno del contenuto delimitato da と, 価格は è il tema di 一定である. La fonte dell’operazione espressa da する è invece l’autore dello studio o, più astrattamente, il modello di analisi adottato. La frase contiene dunque due livelli sintattici distinti: il soggetto o tema interno al contenuto non coincide necessariamente con il soggetto, spesso sottinteso, del verbo esterno.
L’omissione di quest’ultimo contribuisce al carattere impersonale e formale della costruzione. Il giudizio viene presentato come parte del ragionamento, della norma o del metodo, mentre chi ne assume la responsabilità rimane sullo sfondo. Ciò non significa, però, che il soggetto sia grammaticalmente inesistente: può essere recuperato dal contesto e, quando serve, può essere espresso esplicitamente.
La natura astratta di する spiega anche perché lo stesso verbo possa comparire in contesti relativi alla valutazione, alla decisione, alla classificazione o all’assegnazione di un valore. Non è necessario postulare ogni volta un verbo completamente diverso: il significato lessicale poco specifico di する gli permette di fornire una sede verbale comune a operazioni differenti.
Considerato separatamente da と, する apporta quindi tre proprietà fondamentali: rende verbale la struttura, ne sostiene la flessione grammaticale e introduce una fonte, espressa o implicita, responsabile dell’operazione. Il modo in cui queste proprietà interagiscono con il contenuto delimitato da と appartiene invece alla successiva fase di ricostruzione.
Ricomposizione di とする
Riunendo particella e verbo, il passaggio fondamentale diventa riconoscibile: un contenuto viene presentato e, attraverso il verbo, assunto in un determinato modo. と delimita ciò che precede; する consente di farne l’oggetto di un’operazione di giudizio o di impostazione. Per gli usi che stiamo esaminando, possiamo rappresentare didatticamente questo incontro come “porre la questione in questi termini”.
Non è una traduzione letterale dei singoli elementi, ma una chiave interpretativa coerente con la continuità osservata negli studi fra presentazione di un contenuto, giudizio e determinazione.
Il significato ipotetico emerge quando questa operazione consiste nell’adottare un contenuto come premessa del ragionamento. Consideriamo la differenza:
参加者は十人だ。
I partecipanti sono dieci.
参加者は十人だとする。
Supponiamo che i partecipanti siano dieci.
Nella prima frase, il numero dei partecipanti viene direttamente affermato.
Nella seconda, letta come impostazione di un’ipotesi, lo stesso contenuto viene assunto come punto di partenza: “per il ragionamento che stiamo svolgendo, prendiamo come dato che i partecipanti siano dieci”. Il cambiamento non riguarda dunque il contenuto della proposizione, rimasto identico, ma lo statuto che quel contenuto riceve nel discorso: da informazione affermata a premessa adottata.
È questo l’uso che il Daijisen descrive mediante と仮定する, “ipotizzare che”.
Qui si comprende perché tradurre する semplicemente con “fare” non aiuti. Nessuno sta facendo diventare dieci i partecipanti, né sta necessariamente decidendo quante persone ammettere. Nell’interpretazione ipotetica, l’operazione riguarda il ragionamento: si stabilisce quale situazione prendere in considerazione.
Allo stesso modo, と non contiene autonomamente il significato di “supporre”: presenta il contenuto sul quale opera l’intera costruzione.
Da questa lettura deriva una distinzione essenziale, già accennata nell’introduzione: assumere qualcosa come premessa non equivale a ritenerlo probabilmente vero. Con 参加者は十人だと思う, “penso che i partecipanti siano dieci”, il parlante esprime normalmente una propria convinzione o valutazione.
Con il とする ipotetico, invece, può adottare quel numero senza pronunciarsi sulla sua attendibilità: gli serve per sviluppare il ragionamento. “Assumiamo che sia così” non significa necessariamente “credo che sia così”.
L’ipotesi può persino essere esplicitamente incompatibile con la realtà:
実際には摩擦があるが、この計算では摩擦はないとする。
Nella realtà l’attrito esiste, ma in questo calcolo assumiamo che sia assente.
Non si sostiene che l’attrito sia scomparso, né si manifesta incertezza sulla sua esistenza. Si costruisce una situazione idealizzata entro la quale effettuare il calcolo. L’esempio rende concreto il valore di impostazione di uno scenario ipotetico distinto dagli usi assertivi o decisionali della stessa espressione.
Naturalmente, la possibilità di adottare una premessa contraria ai fatti non significa che tutte le premesse introdotte da とする siano false.
Questa impostazione può essere espressa anche attraverso una frase grammaticalmente completa, seguita dalle conseguenze che se ne ricavano:
参加者は十人だとする。一人に資料を二枚ずつ配るには、全部で二十枚必要になる。
Supponiamo che i partecipanti siano dieci. Per distribuire due fogli di materiale a ciascuno, ne occorreranno venti in tutto.
La prima frase stabilisce la premessa; la seconda ragiona all’interno della situazione così delineata. とする non contiene già la conseguenza e non deve necessariamente collegarla nella stessa frase: può preparare il terreno per ciò che segue. Anche gli esempi della ricerca linguistica documentano questo impiego autonomo, nel quale l’ipotesi viene prima formulata e poi sviluppata nel discorso.
Occorre infine evitare di estendere questa lettura a ogni comparsa di とする. Consideriamo:
参加費を千円とする。
Si fissa la quota di partecipazione a mille yen.
Nel contesto di una decisione organizzativa, questa frase stabilisce una quota effettiva.
All’interno di un calcolo esemplificativo, invece, potrebbe assumere quella stessa cifra soltanto per ipotesi. La struttura presenta una continuità di funzionamento, ma il valore concreto dipende da ciò che viene stabilito e dal contesto: una decisione e un’assunzione ipotetica non sono la stessa operazione.
La ricomposizione dell’uso ipotetico si può quindi fissare in questi termini: non “rendere vero un contenuto”, ma “adottarlo come valido entro il ragionamento che si sta costruendo”. È in questo passaggio che la presentazione del contenuto e l’operazione espressa dal verbo confluiscono nel significato di “supponiamo che”, “assumiamo che”, “poniamo che”.
Linearità contro idiomaticità: quanto è trasparente とする?
Dopo aver scomposto e ricomposto とする, possiamo precisare fino a che punto il suo significato sia ricavabile dai componenti.
Per “linearità” intendiamo qui la possibilità di comprendere l’insieme attraverso il contributo riconoscibile delle sue parti; per “idiomaticità”, il peso degli usi convenzionali che non possiamo prevedere semplicemente traducendo ogni elemento. In とする questi due aspetti convivono: la struttura è analizzabile, ma il suo valore non nasce dalla somma di due traduzioni.
La trasparenza riguarda anzitutto l’organizzazione grammaticale. Rimane riconoscibile un contenuto presentato mediante と e collegato a un predicato. Un’analisi sulla particella permette precisamente di individuare questa continuità fra gli impieghi citativi e quelli che presentano un contenuto senza riprodurre parole effettivamente pronunciate.
Non siamo quindi davanti a una sequenza nella quale le parti abbiano perso ogni relazione comprensibile con il funzionamento dell’insieme.
Questa organizzazione continua a essere visibile anche quando cambia il contenuto dell’ipotesi:
この町に駅があるとする。
Supponiamo che in questa città ci sia una stazione.
この町に駅がないとする。
Supponiamo che in questa città non ci sia una stazione.
Il passaggio da ある a ない modifica la situazione assunta, non l’operazione di assumerla: nel secondo esempio si ipotizza un’assenza, anziché negare l’atto stesso di formulare l’ipotesi.
La frase non è dunque una formula interamente cristallizzata. La costruzione offre uno schema entro il quale possono essere inseriti contenuti differenti, mantenendo il valore ipotetico riconosciuto anche dai dizionari.
Questa trasparenza, tuttavia, non rende il significato automaticamente prevedibile a partire dalle accezioni più elementari. Sapere che と può segnalare una citazione e che する può significare “fare” non basta per ottenere “supponiamo che”.
Bisogna conoscere anche il funzionamento astratto del verbo e il valore assunto dalla combinazione. Comprendere perché un significato sia motivato non equivale a poterlo inventare liberamente a partire dai suoi componenti.
È qui che interviene la dimensione convenzionale. Nell’uso ipotetico, とする costituisce un modo stabilito dalla lingua per introdurre una situazione assunta. Non occorre attribuire separatamente a と il significato di “ipotesi” o trasformare する in un sinonimo generale di “ipotizzare”: quel valore appartiene alla costruzione nel suo specifico impiego.
Per descrivere questa situazione è utile il concetto di grammaticalizzazione, cioè lo sviluppo di funzioni grammaticali a partire da elementi dotati di significato lessicale. Otsuka, in uno studio, sottolinea proprio l’attenuazione del significato concreto di する e osserva che il grado di grammaticalizzazione varia fra i suoi diversi usi.
Questo orienta l’analisi verso una costruzione dal funzionamento astratto, non verso una semplice espressione figurata nella quale “fare” debba essere interpretato attraverso una metafora occasionale.
Occorre inoltre distinguere la stabilità della costruzione dall’unicità del significato. Riconoscere とする non autorizza a tradurlo sempre con “ipotizzare”. Gli studi distinguono, fra gli altri, impieghi ipotetici, dichiarativi, decisionali e descrittivi: per identificarli considerano la struttura della frase, il contesto e le possibili parafrasi.
La logica comune aiuta a collegare questi usi, ma non cancella le differenze che la lingua mantiene fra loro.
Anche la ricomposizione vista nel paragrafo precedente va letta entro questo limite. “Adottare un contenuto come premessa” è una spiegazione del funzionamento dell’uso ipotetico, non una traduzione parola per parola.
E una ricostruzione semanticamente convincente non costituisce, da sola, una dimostrazione dell’origine storica della costruzione: spiegare come le parti contribuiscono al significato attuale è un compito diverso dal documentare quando e attraverso quali passaggi quell’uso si sia sviluppato.
La contrapposizione fra linearità e idiomaticità, quindi, non richiede una scelta assoluta. Per とする possiamo parlare di una costruzione grammaticalmente motivata e convenzionalizzata nell’uso: la dissezione ne rende comprensibile l’organizzazione, mentre la conoscenza degli impieghi effettivi permette di interpretarla correttamente. Trasparente non significa traducibile alla lettera; convenzionale non significa incomprensibile attraverso l’analisi.
Registro e contesti d’uso: とする, とすると, とすれば e としたら
Il legame di queste espressioni con l’impostazione di ipotesi e ragionamenti non significa che appartengano tutte a un registro rigidamente formale.
La loro naturalezza dipende anche dall’attività comunicativa: formulare una premessa, discutere una possibilità, ricavare una conseguenza oppure invitare qualcuno a immaginare una situazione. È quindi più utile osservare come vengono impiegate nel discorso che distribuirle lungo una scala fissa dal “più formale” al “più colloquiale”.
とする, quando conclude una frase che stabilisce un’assunzione, trova una collocazione particolarmente naturale nei problemi matematici, nelle spiegazioni tecniche e nei testi che devono definire chiaramente le condizioni del ragionamento:
計算上、一か月を三十日とする。
Ai fini del calcolo, assumiamo che un mese abbia trenta giorni.
La formulazione presenta la premessa in modo compatto, senza soffermarsi sul coinvolgimento personale di chi la propone. Le trattazioni grammaticali illustrano questo uso proprio attraverso problemi, calcoli e situazioni assunte come punto di partenza.
Questo carattere espositivo non esclude il parlato. Un insegnante, durante una spiegazione, può dire 一か月を三十日とします, “assumiamo che un mese abbia trenta giorni”, mantenendo la stessa impostazione e adottando il registro cortese. La distinzione fra scritto e parlato non coincide infatti con quella fra discorso formale e conversazione spontanea: anche una presentazione orale può avere un’impostazione argomentativa vicina alla scrittura.
Otsuka richiama esplicitamente questa distinzione nel descrivere gli impieghi di とする.
Con とすると, il ragionamento può invece inserirsi molto naturalmente nello scambio quotidiano. La forma si presta a prendere in considerazione un dato e a valutarne le conseguenze: un tempo di percorrenza, il numero degli invitati, una spesa prevista o un’informazione appena ricevuta.
駅まで二十分かかるとすると、もう出ないと間に合わないね。
Se per arrivare alla stazione ci vogliono venti minuti, dobbiamo uscire subito per fare in tempo.
Il tono ragionato non rende la frase libresca: qui accompagna una valutazione pratica condivisa con l’interlocutore. La stessa forma può comparire in un’esposizione tecnica, ma non è il contenuto scientifico a renderla appropriata; è il passaggio dalla premessa alla valutazione che ne segue. In questa prospettiva, とすると può essere descritto come un’espressione che fornisce un quadro entro il quale proseguire il ragionamento.
とすれば si presta bene alle discussioni nelle quali si esaminano la validità e le implicazioni di un’ipotesi. Può accompagnare un’analisi, una valutazione professionale, una ricostruzione degli eventi o un’obiezione:
この見積もりが正しいとすれば、予算内に収まるはずです。
Se questa stima è corretta, dovremmo rientrare nel budget.
Qui la conclusione viene presentata come dipendente dall’accettazione della stima. Questo modo di procedere può conferire al discorso un tono ponderato e argomentativo, ma non rende とすれば una forma esclusivamente scritta: anche fra amici si possono confrontare spiegazioni, discutere indizi o mettere alla prova un ragionamento. Non va quindi considerato semplicemente il sostituto “più elegante” di としたら.
としたら mostra una maggiore affinità con la conversazione, soprattutto quando l’ipotesi diventa uno scenario nel quale collocare desideri, preferenze, valutazioni o domande rivolte direttamente all’altra persona:
一週間休みが取れるとしたら、何をしたい?
Se potessi prenderti una settimana di ferie, che cosa ti piacerebbe fare?
L’interlocutore viene invitato a immaginarsi nella situazione e a esprimere una risposta personale. Questa apertura rende としたら particolarmente adatto alle conversazioni sulle possibilità future, alle domande esplorative e agli scenari immaginari. La maggiore vicinanza al parlato è segnalata anche nelle descrizioni grammaticali, ma va intesa come una tendenza, non come un’esclusione dalla scrittura.
Soprattutto, colloquiale non significa scortese. としたら può inserirsi senza difficoltà in una domanda professionale formulata con il dovuto grado di cortesia:
この案を修正するとしたら、どこを変えるのがよいでしょうか。
Se dovessimo rivedere questa proposta, quali modifiche sarebbero opportune?
Il tono complessivo dipende anche dal lessico, dalla formulazione della domanda e dalla conclusione in でしょうか. Non occorre sostituire automaticamente としたら con とすれば per rivolgersi educatamente a qualcuno.
Anche la Japan Foundation impiega としたら in domande cortesi rivolte al lettore all’interno di testi divulgativi: una conferma concreta del fatto che affinità con la conversazione, cortesia e mezzo scritto sono dimensioni distinte.
Nel dialogo o nella conversazione, inoltre, queste forme possono riprendere ciò che è appena stato detto attraverso aperture come だとすると, そうだとすれば e そうだとしたら: “se è così”, “se le cose stanno così”. Gli studi sul discorso ne documentano proprio questa funzione di collegamento fra un’informazione precedente e la battuta successiva.
Non servono soltanto a costruire ipotesi isolate, ma anche a far avanzare una conversazione.
La scelta, dunque, non riguarda soltanto quanto vogliamo apparire formali. Conta soprattutto se stiamo impostando una premessa, sviluppando una conseguenza o coinvolgendo l’interlocutore in uno scenario. Le preferenze di registro accompagnano queste funzioni, senza sostituirle: le quattro forme non sono semplici varianti stilistiche liberamente intercambiabili.
Esempi d’uso
とする
この計算では、温度は一定としよう。
ここに、誰も住んでいない家が一軒あるとする。
毎月の収入を二十五万円とする。
とすると
片道に二時間かかるとすると、往復だけで四時間必要になる。
この話が本当だとすると、予定を見直す必要がある。
鍵がここにないとすると、どこに置いたんだろう。
とすれば
この報告書に問題があるとすれば、根拠となるデータが少ないことだ。
彼が本当に何も知らなかったとすれば、あの反応も理解できる。
来年も同じペースで売り上げが伸びるとすれば、目標の達成は十分可能だ。
としたら
生まれ変われるとしたら、どんな人生を送りたい?
海外に引っ越すとしたら、まず言葉の問題が心配だ。
私の言葉であなたを傷つけたとしたら、本当にごめんなさい。
Conclusioni
Comprendere とする significa riconoscere un passaggio fondamentale del discorso: un contenuto viene assunto come punto di partenza per ragionare.
Nell’uso ipotetico esaminato, questo è il nucleo che collega la forma di base a とすると, とすれば e としたら. Le differenze tra queste espressioni acquistano senso quando si osserva come il parlante introduce la premessa e che cosa intende ricavarne: una conclusione, una domanda, una valutazione della situazione immaginata. La traduzione italiana è il risultato di questa lettura, non il suo punto di partenza.
Per fissare quanto imparato, un esercizio utile potrebbe essere quello di raccogliere esempi accompagnati da un minimo di contesto.
Accanto a ogni frase, si possono annotare due cose: quale contenuto viene assunto e come prosegue il ragionamento. Quando la premessa riprende un’informazione precedente, conviene conservare anche quella battuta o quella frase. In questo modo, le forme grammaticali rimangono collegate alla situazione comunicativa che ne chiarisce l’uso.
Anche il confronto tra varianti può essere istruttivo, purché non diventi una sostituzione automatica.
Partendo da un esempio attendibile, si può provare a cambiare soltanto とすると, とすれば o としたら e verificare il risultato con un insegnante: la frase resta naturale? Cambia la sfumatura? Occorre modificare anche ciò che segue? L’obiettivo dell’esercizio è imparare a motivare una scelta, senza aspettarsi che ogni contesto ammetta una sola soluzione.
Un’ultima attenzione pratica riguarda il volitivo incontrato negli esempi: ~としよう e ~ようとする non sono la stessa costruzione. Nel primo caso è する a diventare しよう e, nell’uso qui studiato, il senso è «supponiamo che…». Nel secondo, la forma volitiva appartiene al verbo che precede と: la costruzione può esprimere un tentativo oppure l’imminenza di un evento.
Osservare dove si trova la flessione evita quindi di confondere strutture visivamente molto simili.
Questa attenzione alla struttura offre anche una buona base per affrontare として, としては e としても, senza attribuire automaticamente a tutte queste forme il significato di «ipotizzare». Ciascuna richiede di riconoscere la costruzione e il suo uso concreto. Il valore della dissezione grammaticale sta proprio qui: trasformare una sequenza familiare in una scelta linguistica comprensibile.
Bibliografia essenziale
- Nakayama, Eiji (2001). 仮定的な事態をさしだす「~とする」とその周辺. 人間文化学研究集録*, 10, 21–32.
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- Ōtsuka, Nozomi (2016). 「~とする」における引用と決定・同定の連続性:「~と言う」と比較して. 日本語日本文学, 26, 39–54.
- Niwa, Saburō. 日本語文法概説: §40.6, ~とする e §49.8, ~とすると/すれば/したら/しても.
- Tokyo University of Foreign Studies. Modulo di grammatica giapponese: particelle di caso e と citativo, forma volitiva e forme condizionali.
- The Japan Foundation (2006). 文法を楽しく「は」と「が」: prima parte e seconda parte.