~させられる: significato, uso emotivo e differenza dalla forma causativa-passiva standard Quando させられる non indica costrizione ma una reazione spontanea: significato, sfumature e confronto con l'uso normale
Categoria: Giapponese di nicchia
Cosa significa davvero ~させられる in giapponese, e qual è la differenza tra l’uso standard e l’uso emotivo?
La forma giapponese ~させられる viene di solito spiegata come forma causativa-passiva, cioè come una struttura che significa “essere costretti a fare qualcosa” o “essere fatti fare qualcosa da qualcuno”.
Questo è il suo uso più noto e più facilmente riconoscibile: qualcuno impone un’azione, il soggetto la subisce, e spesso la frase contiene una sfumatura negativa di obbligo, fastidio o mancanza di controllo.
Per esempio, una frase come 親に勉強させられた significa “sono stato costretto dai miei genitori a studiare”. Qui il meccanismo è chiaro: il soggetto non agisce liberamente, ma viene spinto o obbligato da un’altra persona a compiere un’azione.
Tuttavia, ~させられる non si limita a questo valore. Nel giapponese moderno esiste un uso molto importante, frequente sia nello scritto, sia nel parlato colto, in cui la causativa-passiva non esprime una costrizione esterna, ma una reazione emotiva, mentale o sensoriale sorta spontaneamente nel soggetto.
È il caso di espressioni come:
考えさせられる
感動させられる
泣かされる
驚かされる
がっかりさせられる
ドキッとさせられる
Queste forme non significano “essere costretti a pensare”, “essere costretti a commuoversi” o “essere costretti a piangere”.
Il loro significato reale è più sottile: qualcosa colpisce il soggetto in modo tale da provocare in lui una reazione non completamente controllata.
In altre parole, il soggetto non decide volontariamente di pensare, commuoversi, piangere o stupirsi: è l’esperienza, la scena, le parole di qualcuno o una certa situazione a far nascere spontaneamente quella reazione.
Per questo 考えさせられる non significa soltanto “essere fatto pensare”, ma piuttosto “essere portato a riflettere”, “non poter fare a meno di pensarci”.
Allo stesso modo:
- 感動させられる non indica una costrizione, ma il fatto di essere profondamente toccati da qualcosa;
- 泣かされる può indicare che una storia, una scena o una frase ci ha fatto piangere nostro malgrado;
- 驚かされる esprime una sorpresa provocata da qualcosa che ci ha colpiti dall’esterno.
La differenza tra l’uso standard e l’uso emotivo di ~させられる è quindi fondamentale:
-
Nell’uso standard, il soggetto subisce un’azione imposta da qualcuno: “sono stato costretto a fare X”.
-
Nell’uso emotivo, invece, il soggetto subisce l’effetto di qualcosa che genera dentro di lui una risposta spontanea: “sono stato portato a provare X”, “mi è venuto da X”, “qualcosa mi ha fatto sentire/pensare X”.
Questa distinzione è particolarmente importante per chi studia giapponese a livello intermedio o avanzato, perché molte frasi con ~させられる non si traducono bene con “essere costretto a…”.
Tradurle così rischia di deformare il senso della frase e di far perdere una delle sfumature più interessanti della grammatica giapponese: il modo in cui una forma apparentemente passiva e causativa può esprimere coinvolgimento emotivo, reazione involontaria e percezione personale.
In questo articolo analizzeremo quindi il significato di ~させられる, la sua funzione grammaticale, la differenza tra causativa-passiva standard e uso emotivo, e il motivo per cui forme come 考えさせられる, 感動させられる, 泣かされる e 驚かされる sono così frequenti nel giapponese reale.
Vedremo anche perché questo uso, spesso trascurato nei manuali, è essenziale per leggere testi, ascoltare dialoghi naturali e cogliere quella zona della lingua in cui grammatica, emozione e soggettività si incontrano.
~させられる (saserareru) - significato standard, forma causativa passiva e costruzione grammaticale
Nel giapponese moderno, ~させられる è la cosiddetta forma causativa passiva, in giapponese 使役受身形(しえきうけみけい).
Il nome stesso della costruzione ne chiarisce la natura: si tratta dell’incontro tra 使役, cioè la causatività, e 受身, cioè il passivo.
In altre parole, un’azione non viene semplicemente compiuta dal soggetto, ma viene fatta compiere al soggetto da qualcun altro, e il soggetto la presenta dal proprio punto di vista come qualcosa che subisce.
Nel suo uso più classico e più frequentemente insegnato, ~させられる indica quindi che qualcuno viene costretto, obbligato o indotto a fare qualcosa. La struttura non descrive soltanto una successione di eventi, ma mette in primo piano il rapporto tra chi esercita una pressione e chi è costretto ad agire.
Il soggetto della frase non appare come agente libero e spontaneo, ma come persona che compie l’azione perché qualcun altro gliela impone, gliela fa fare o crea le condizioni perché debba farla.
Per questo motivo, ~させられる viene spesso spiegato come “essere costretto a fare”, “essere obbligato a fare” o “venire fatto fare”. Tuttavia, queste traduzioni italiane rendono solo il risultato finale.
Dal punto di vista giapponese, il meccanismo è più preciso. In quella che può essere considerata a tutti gli effetti un piccola “dissezione grammaticale”:
- Il verbo causativo ~させる indica che qualcuno fa compiere un’azione a qualcun altro;
- Il passivo ~られる sposta poi il punto di vista sulla persona che riceve questa causazione.
La frase viene quindi costruita dalla prospettiva di chi subisce l’imposizione.
Un esempio molto semplice è:
両親に勉強させられた。
“Sono stato costretto a studiare dai miei genitori.”
In questa frase:
- Il soggetto sottinteso è il parlante;
- I genitori, marcati da に, sono la fonte dell’imposizione;
- 勉強する è l’azione che il parlante ha dovuto compiere;
- 勉強させられた presenta quell’azione come qualcosa che il parlante non ha scelto liberamente, ma che ha subito.
La forma non dice semplicemente “ho studiato”, ma “mi hanno fatto studiare”, con una sfumatura di obbligo, pressione o mancanza di volontà.
La struttura tipica può essere schematizzata così:
A は / が + B に + verbo causativo passivo.
dove A è la persona costretta ad agire, B è la persona o la forza che impone l’azione, e il verbo in ~させられる indica ciò che A è costretto a fare.
Nella frase reale, però, il soggetto è spesso omesso, soprattutto quando coincide con il parlante:
先生に作文を書かせられた。
“Sono stato costretto dal professore a scrivere un tema.”
Anche qui, il nucleo non è semplicemente “scrivere un tema”, ma il fatto che quell’azione sia stata imposta dall’esterno.
La particella に marca normalmente chi causa o impone l’azione, mentre l’oggetto dell’azione resta marcato da を, come in 作文を書かせられた.
Dal punto di vista della formazione, è importante evitare una semplificazione troppo generica. ~させられる non si aggiunge meccanicamente alla forma del dizionario, ma nasce dalla forma causativa del verbo, a cui si applica poi il passivo.
Per i verbi di II gruppo, la formazione è regolare:
食べる → 食べさせる → 食べさせられる 見る → 見させる → 見させられる
Per i verbi irregolari:
する → させる → させられる 来る → 来させる → 来させられる
Per i verbi di I gruppo, invece, la forma piena si costruisce con la base in -a + せられる:
行く → 行かせられる 読む → 読ませられる 書く → 書かせられる
Nella lingua reale, tuttavia, molti verbi di I gruppo presentano anche una forma contratta in -される, molto comune nel parlato e in molti contesti naturali:
行かせられる → 行かされる 読ませられる → 読まされる 書かせられる → 書かされる 飲ませられる → 飲まされる
Queste forme contratte non cambiano il significato fondamentale: 行かされた significa comunque “sono stato costretto ad andare”, 読まされた significa “sono stato costretto a leggere”, 書かされた significa “sono stato costretto a scrivere”.
Cambia soprattutto il grado di naturalezza e frequenza: nella lingua parlata, le forme contratte dei verbi di I gruppo sono spesso molto più comuni della forma piena.
Bisogna però fare attenzione ai verbi di I gruppo che terminano in -す, come 話す, 出す, 直す, 消す, 返す.
In questi casi, la forma contratta in -さされる non è generalmente considerata standard. Per questo si dice normalmente:
話す → 話させられる 出す → 出させられる 直す → 直させられる
e non, nella lingua standard, forme come 話さされる o 出さされる.
Nel suo valore standard, dunque, ~させられる contiene tre elementi fondamentali: un soggetto che compie l’azione, una forza esterna che lo induce o lo obbliga a compierla, e una sfumatura di passività, fastidio o mancanza di controllo.
È per questo che frasi come 働かされた, 待たされた, 言わされた, 書かされた non si limitano a descrivere ciò che è successo, ma comunicano anche che il soggetto ha vissuto quell’azione come imposta, subita o non pienamente volontaria.
Questa è la spiegazione tradizionale della forma causativa passiva, ed è quella che si trova più spesso nei manuali: ~させられる = essere costretti a fare qualcosa.
Tuttavia, questa definizione non basta a spiegare tutte le frasi reali in cui la forma compare.
Espressioni come 考えさせられる, 感動させられる, 驚かされる, 泣かされる, がっかりさせられる o ドキッとさせられる non indicano necessariamente una costrizione concreta.
In questi casi, infatti, la forma causativa passiva non descrive qualcuno che obbliga fisicamente o socialmente il soggetto a compiere un’azione, ma qualcosa che provoca in lui una reazione mentale, emotiva o percettiva.
È questo uso, più sottile e spesso trascurato, che analizzeremo nei paragrafi successivi.
Nota: La stessa base causativa ~(さ)せる compare anche nella forma ~させてもらう, ma con un’organizzazione completamente diversa del punto di vista.
In quel caso non viene aggiunta la forma passiva: il soggetto rimane colui che compie attivamente l’azione e, attraverso もらう, presenta la possibilità di compierla come qualcosa che riceve grazie al consenso, alla concessione o all’intervento favorevole di un’altra persona.
Il confronto con ~させてもらう, il suo significato e le sue sfumature di permesso permette quindi di vedere due sviluppi molto diversi della stessa base causativa: da una parte il soggetto che riceve la possibilità di agire, dall’altra il soggetto che riceve o subisce l’effetto della causazione.
Reazione spontanea (emotiva o mentale)
Con verbi che esprimono sentimenti, emozioni o attività mentali, ~させられる può indicare che un certo sentimento o pensiero è sorto spontaneamente nel soggetto, indotto da qualcosa o qualcuno.
In questo caso non c’è alcuna connotazione di forzatura negativa, ma piuttosto di spontaneità o involontarietà dell’emozione o del pensiero provocato.
Ad esempio:
彼の話に考えさせられた - Le sue parole mi hanno fatto riflettere.
Letteralmente “sono stato fatto pensare dalle sue parole”, cioè mi hanno indotto a pensare.
In frasi del genere il soggetto prova involontariamente un certo stato emotivo o mentale a causa di un evento esterno, o per dirla in modo che renda ancora meglio il senso espresso da tale costruzione, è spinto dal fattore esterno verso tale stato emotivo o mentale.
Questo uso emotivo di させられる si collega al modo in cui il giapponese esprime relazioni interpersonali, come accade del resto anche con espressioni come すみません e ありがとう.
Dunque, quando ~させられる è usato con verbi di emozione o attività mentale, il significato si discosta dalla tipica idea di “far fare qualcosa contro voglia” e assume un valore di spontaneità emotiva. Questo uso è frequente con verbi come:
考える (“pensare, riflettere”) – 考えさせられる significa “essere portato a riflettere (da qualcosa)”, ovvero “qualcosa mi fa riflettere”.
Esempio: この本を読んで考えさせられた - “Leggendo questo libro mi sono trovato a riflettere profondamente”.
In altre parole, il libro ha innescato in me una riflessione (che è sorta spontaneamente).
驚く/びっくりする (“sorprendersi, restare stupito”) – 驚かされる (passivo causativo di 驚かす) o びっくりさせられる significano “venire sorpreso, restare stupito (per causa di qualcosa)”.
Esempio: 毎回彼のアイデアに驚かされる - “Ogni volta rimango sorpreso dalle sue idee” (lett. “ogni volta sono fatto sorprendere dalle sue idee”).
Analogamente:
あの場所の景色の美しさに驚かされました - “Sono rimasto meravigliato dalla bellezza del panorama di quel luogo”.
In queste frasi 驚かされる equivale a “mi sorprendo involontariamente”, enfatizzando la reazione spontanea di stupore causata da qualcosa di inaspettato.
感動する (“commuoversi, emozionarsi profondamente”) – 感動させられる significa “venire profondamente commosso (da qualcosa)”.
Esempio: 私は彼の熱のこもったスピーチに感動させられた – “Il suo appassionato discorso mi ha commosso”.
Qui 感動させられた sottolinea che la commozione è sgorgata spontaneamente nell’ascoltatore a causa del discorso toccante (non implica affatto costrizione; nessuno costringe a commuoversi, la reazione è naturale). Un’espressione equivalente in italiano potrebbe essere “sono rimasto commosso dal suo discorso”.
感心する (“ammirare, essere colpito positivamente”) – 感心させられる vuol dire “restare ammirato” o “essere indotto ad ammirare (qualcuno/qualcosa)”.
Ad esempio: 彼女の礼儀正しさには感心させられます – “La sua educazione mi lascia ammirato”.
In questo caso il parlante esprime di non poter fare a meno di ammirare la buona educazione di lei; la propria ammirazione è sorta spontaneamente di fronte a tale qualità.
泣く (“piangere”) – 泣かされる significa “essere fatto piangere da qualcosa/qualcuno”, spesso con il senso che qualcosa mi ha provocato lacrime.
Esempio: あの映画には本当に泣かされました – “Quel film mi ha fatto piangere davvero”.
Qui il parlante intende che il film era così triste o toccante da farlo piangere; 泣かされました esprime che le lacrime sono sgorgate involontariamente sotto l’effetto emotivo del film. (Va notato che 泣かされる non implica necessariamente un atto coercitivo intenzionale – di solito non significa “essere costretto a piangere con la forza”, bensì “essere indotto al pianto” per l’emozione).
Differenza tra 泣かされた e 泣いてしまった
Un confronto a nostro avviso particolarmente utile e che merita approfondimento è quello tra:
- 泣かされた
- 泣いてしまった
Entrambe le espressioni possono tradursi come “ho pianto”, ma il punto di vista cambia.
泣かされた sposta l’attenzione sulla causa esterna che ha provocato la reazione emotiva. L’evento (film, discorso, situazione) è il vero motore dell’azione.
泣いてしまった invece mette il focus sull’azione compiuta dal soggetto, spesso con una sfumatura di sorpresa, inevitabilità o lieve rammarico.
In altre parole:
- 泣かされた → “qualcosa mi ha fatto piangere.”
- 泣いてしまった → “sono finito per piangere.”
Questo confronto aiuta a comprendere come ~させられる evidenzi la pressione semantica esercitata dalla causa esterna.
In tutti questi esempi, ~させられる enfatizza che la reazione emotiva del soggetto è avvenuta al di fuori della sua volontà cosciente, quasi suo malgrado ma senza alcuna sfumatura negativa di imposizione.
È un modo per spostare l’attenzione sulla causa esterna che ha suscitato l’emozione o il pensiero. Spesso queste frasi si possono rendere in italiano con costruzioni tipo “mi ha fatto [provare emozione]” oppure “sono rimasto [agg. emotivo]”, che catturano l’idea di un’emozione sorta spontaneamente a seguito di qualcosa.
Parlando di sintassi, come nel caso dell’uso standard, anche queste frasi hanno la struttura “Xに~させられる”, dove X (marcato da に) è l’agente esterno o causa che provoca la reazione, e il verbo in forma causativa passiva descrive la reazione del soggetto.
Ad esempio, nella frase 彼の話に考えさせられた, 彼の話 (“le sue parole/storia”) è l’elemento che ha causato la riflessione involontaria del soggetto (私 “io” sottinteso).
Analogamente, 映画に泣かされた indica che il film è l’agente causale che ha fatto piangere il soggetto.
È importante notare che non tutti i verbi possono assumere il significato spontaneo con ~させられる. Questo uso è limitato a verbi che esprimono sentimenti, sensazioni o attività mentali involontarie.
Ad esempio, con verbi d’azione ordinari (es. 食べる “mangiare”, 行く “andare”) ~させられる non indica spontaneità bensì la normale forma causativa passiva di tipo costrittivo.
Se provassimo ad usare ~させられる con un verbo come 走る (“correre”) in assenza di un chiaro contesto emotivo, verrebbe naturale interpretarlo come “essere costretto a correre” piuttosto che “mettersi a correre spontaneamente”.
Riassumendo: la semantica di ~させられる cambia a seconda del tipo di verbo: con i verbi di emozione/pensiero assume il significato di reazione spontanea, mentre con gli altri verbi mantiene il significato di imposizione subita.
Contesto e registro di ~させられる nell’uso emotivo
Nell’uso emotivo, ~させられる non appartiene al registro colloquiale più semplice, ma a un giapponese abbastanza naturale, maturo e spesso leggermente più scritto o riflessivo.
Si trova facilmente in recensioni, commenti, saggi brevi, articoli, discorsi personali e descrizioni di esperienze che hanno lasciato una forte impressione.
Il punto non è dire che qualcuno è stato “costretto” a provare qualcosa, ma che un evento, una scena, una parola o una persona ha prodotto nel soggetto una reazione intensa e in parte involontaria.
Per questo espressioni come 考えさせられる, 感動させられる, 驚かされる, がっかりさせられる o ドキッとさせられる sono molto naturali quando il parlante vuole presentare la propria emozione non come scelta razionale, ma come qualcosa che è stato provocato dall’esterno.
In questo uso, la forma causativa passiva conserva l’idea di “essere portati a”, ma perde quasi del tutto il valore di imposizione concreta tipico di frasi come 勉強させられる o 働かされる.
Un collegamento particolarmente interessante si crea quando una forma emotiva in ~させられる entra nella costruzione ~ものがある:
この映画には、何度見ても考えさせられるものがある。
In una frase di questo tipo, 考えさせられる descrive la reazione mentale che il film provoca involontariamente nello spettatore, mentre ものがある presenta proprio questa capacità di suscitare una reazione come una qualità riconoscibile nel film stesso. Le due costruzioni operano quindi su livelli diversi ma complementari: ~させられる mette in primo piano l’effetto prodotto sul soggetto, mentre ~ものがある trasforma quell’effetto in “qualcosa” che viene percepito come presente nel referente.
Per approfondire questo secondo meccanismo è possibile consultare l’articolo dedicato a ~ものがある, al suo significato, alla grammatica e alle sue sfumature.
In sintesi: quando ~させられる indica reazione spontanea
Possiamo riconoscere l’uso emotivo di ~させられる quando:
- Il verbo esprime emozione, stato mentale o reazione psicologica;
- Non è presente un’idea di imposizione volontaria da parte di un agente;
- L’attenzione è posta sulla causa esterna che suscita la reazione;
- La forma passiva semplice (~られる) risulterebbe ambigua o innaturale.
In questi casi, ~させられる non significa “essere costretti”, ma “essere indotti involontariamente a provare qualcosa”.
Esempi d’uso
この映画は、人生について深く考えさせられる作品だ。
彼女の言葉には、何度も考えさせられた。
そのスピーチには、本当に感動させられた。
最後の場面では、思わず泣かされた。
彼の突然の告白には、かなり驚かされた。
期待していただけに、その結果にはがっかりさせられた。
静かな部屋で急に名前を呼ばれて、ドキッとさせられた。
子どもの素直な一言に、深く考えさせられた。
あの小説の結末には、強く心を動かされ、考えさせられた。
何気ない優しさに、思いがけず感動させられた。
Conclusioni
L’uso emotivo di ~させられる mostra bene perché la forma causativa passiva giapponese non possa essere ridotta alla sola traduzione “essere costretti a fare qualcosa”. Questo valore esiste, ed è certamente quello più classico: frasi come 勉強させられる, 働かされる o 待たされる indicano una situazione in cui il soggetto subisce un’imposizione, una pressione o una costrizione esterna.
Tuttavia, in espressioni come 考えさせられる, 感動させられる, 驚かされる, 泣かされる, がっかりさせられる o ドキッとさせられる, il meccanismo è diverso.
In questi casi, il soggetto non viene obbligato concretamente a compiere un’azione. Piuttosto, qualcosa lo porta spontaneamente a pensare, commuoversi, sorprendersi, piangere, restare deluso o avere un sussulto emotivo.
La causa esterna resta presente, ma non funziona come imposizione: funziona come stimolo, occasione o forza emotiva che provoca una reazione interna.
Per questo 考えさせられる non significa semplicemente “essere costretto a pensare”, ma “essere portato a riflettere”; 感動させられる non significa “essere costretto a commuoversi”, ma “rimanere profondamente colpito”; 驚かされる non significa “essere obbligato a sorprendersi”, ma “essere sorpreso da qualcosa in modo forte o inatteso”.
Il punto centrale è quindi il rapporto tra causa esterna e reazione involontaria.
La forma ~させられる conserva una traccia della causatività: qualcosa “fa nascere” nel soggetto un pensiero, una percezione o un’emozione.
Allo stesso tempo, conserva anche una sfumatura passiva: il soggetto non controlla pienamente quella reazione, ma la subisce come qualcosa che gli accade interiormente. È proprio questa doppia natura a rendere espressioni come 考えさせられる映画, 感動させられる話, がっかりさせられる結果 o ドキッとさせられる一言 così naturali nel giapponese reale.
Dal punto di vista lessicale, bisogna inoltre distinguere questo uso da quello della semplice forma in ~れる/~られる.
In giapponese, infatti, れる/られる non esprime solo il passivo, ma può anche avere valore spontaneo, cioè indicare un pensiero, una percezione o un sentimento che sorge naturalmente nel soggetto.
Per questo forme come 思い出される possono significare “mi torna in mente”, e 感じられる può significare “si percepisce / lo si sente spontaneamente”. In questi casi, la forma passiva semplice basta già a suggerire che qualcosa emerge nella mente o nella sensibilità del soggetto senza un atto volontario diretto.
Con molti verbi in ~する legati a emozione, pensiero o reazione psicologica, invece, la semplice forma passiva può risultare innaturale, poco chiara o semanticamente diversa.
Per esempio, 彼に感動された non è il modo naturale per dire “sono stato commosso da lui”; la forma corretta è 彼に感動させられた.
Allo stesso modo, 考えられる viene normalmente interpretato come “si può pensare”, “è pensabile” o “è possibile considerare”, non come “essere portato a riflettere”. Per esprimere quest’ultimo significato, il giapponese ricorre a 考えさせられる.
Questo spiega perché l’uso emotivo di ~させられる sia così frequente con verbi come 感動する, がっかりする, ドキッとする, びっくりする, 納得する o 考える.
La forma permette di dire che una certa causa esterna ha prodotto nel soggetto una reazione mentale o emotiva intensa, ma senza presentarla come una scelta volontaria. Il soggetto non decide di commuoversi, non decide di restare deluso, non decide di riflettere: vi viene portato dalla forza di ciò che vede, sente, legge o sperimenta.
In conclusione, ~させられる ha due grandi volti:
-
Nel suo uso standard, indica una costrizione subita: qualcuno mi fa fare qualcosa contro la mia volontà;
-
Nel suo uso emotivo, invece, indica una reazione provocata: qualcosa mi porta a provare, pensare o percepire qualcosa in modo spontaneo e spesso intenso.
La forma grammaticale è la stessa, ma il valore cambia profondamente: da imposizione esterna su un’azione concreta a stimolo esterno che genera una risposta interiore.
Per questo, davanti a forme come 考えさせられる o 感動させられる, non bisogna tradurre automaticamente con “essere costretti a”.
Bisogna chiedersi che tipo di verbo segue, che tipo di causa è presente e che tipo di reazione viene descritta.
- Se il verbo indica un’azione concreta, la lettura di costrizione è spesso naturale;
- Se invece indica pensiero, emozione, percezione o reazione psicologica, ~させられる tende a esprimere l’idea di “essere indotti a”, “essere portati a”, “restare colpiti fino a” provare qualcosa.
È qui che la causativa passiva giapponese mostra una delle sue sfumature più interessanti: non solo ciò che qualcuno ci obbliga a fare, ma anche ciò che il mondo ci costringe, quasi senza volerlo, a sentire.